L’insufficienza venosa (o insufficienza venosa cronica, CVI) è una condizione cronica comune che interessa gli arti inferiori ed è caratterizzata dalla compromissione delle valvole all’interno delle vene. Queste valvole hanno il compito di agevolare il flusso sanguigno diretto verso l’alto che riporta il sangue al cuore, vincendo la forza di gravità. Se le valvole all’interno delle vene non funzionano correttamente e non si chiudono perfettamente, parte del sangue rischia di rifluire all’indietro. Se si verifica questo fenomeno, il sangue si “accumula” negli arti inferiori e può provocare ulteriori danni alle vene aggravando i sintomi della patologia1.

1Robert T. Eberhardt and Joseph D. Raffetto, Chronic Venous Insufficiency, 2005.

I SINTOMI TIPICI DELL’INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA

L’insufficienza venosa cronica può essere asintomatica, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo. Tuttavia, col progredire della malattia possono manifestarsi diversi sintomi, come la comparsa di una rete di capillari ramificati o di vene varicose, ma anche dolore, gonfiore, edema, variazioni cutanee e, quando la malattia è allo stadio più avanzato, ulcere agli arti inferiori2.

2Ibid.

VENE VARICOSE: SEGNI VISIBILI DI INSUFFICIENZA VENOSA

Le vene varicose sono vene le cui valvole risultano compromesse, pertanto hanno una ridotta capacità di trasportare il sangue al cuore vincendo la forza di gravità. La compromissione delle valvole fa sì che il sangue si accumuli all’interno delle vene; col tempo, provoca la distensione delle pareti vascolari e le vene ingrossate diventano visibili sotto la pelle. Le vene varicose visibili sono generalmente solo una parte del tratto compromesso dall’insufficienza venosa.
Le varici visibili hanno un aspetto tortuoso e appaiono gonfie e ingrossate: per questo motivo spesso ci si preoccupa delle conseguenze a livello estetico. Tuttavia, se al di là dell’aspetto estetico non provocano alcun disagio, non è necessario intervenire immediatamente con un trattamento. Poiché man mano che la malattia progredisce si può andare incontro a un peggioramento del disagio e dei sintomi, come dolore, pelle dolorante o irritata e disturbi del sonno dovuti al fastidio, è comunque importante consultare un medico per valutare le opzioni di trattamento disponibili.

CAPILLARI VISIBILI: UN SEGNO DI INSUFFICIENZA VENOSA?

La comparsa di capillari superficiali visibili, denominata anche “teleangectasia”, avviene generalmente sulle gambe o sul viso. Si tratta di piccolissimi vasi sanguigni presenti nel derma, ovvero lo strato più superficiale della pelle. Dilatandosi, questi vasi sanguigni diventano visibili e assumono l’aspetto di una ragnatela di sottili linee rosse ramificate. Non si tratta quindi di vene varicose, ma possono comunque essere il primo segnale di un’insufficienza venosa sottostante. Nell’ambito di uno studio, alcuni ricercatori sono riusciti a evidenziare un legame significativo tra la quantità di capillari visibili e il livello di gravità delle vene varicose3. Questo fenomeno è tuttavia molto più comune delle vene varicose e non tutti i pazienti con teleangectasie sviluppano successivamente un’insufficienza venosa tale da richiedere un trattamento.

3C.V.Ruckley et al, Telangiectasia in the Edinburgh Vein Study: Epidemiology and Association with Trunk Varices and Symptoms, 2008.
4Professor Mark Whiteley MS FRCS (Gen) FCPhleb, What are Thread Veins?

Le vene varicose sono pericolose?

IL TRATTAMENTO DI VENE VARICOSE E CAPILLARI VISIBILI

Generalmente i capillari visibili vengono trattati unicamente per motivi estetici, poiché non si tratta di un fenomeno preoccupante sul piano medico. Per questo motivo i trattamenti solitamente non vengono rimborsati dal sistema sanitario. Le vene varicose, invece, possono richiedere un trattamento medico se provocano dolore o disagio e il trattamento è generalmente coperto dal sistema sanitario. Le opzioni più comuni per il trattamento delle vene varicose sono l’ablazione termica con diverse tecniche (ad esempio con laser o radiofrequenza tramite un catetere) la scleroterapia o l’asportazione chirurgica (detta “stripping”). Di recente è stato sviluppato un altro metodo per l’ablazione termica, l’ecoterapia, che consente di eseguire il trattamento utilizzando gli ultrasuoni a scopo terapeutico: poiché non richiede l’uso di alcun catetere, la procedura viene effettuata senza incisioni.

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